Acerra, nasce un impianto “mostro” dei rifiuti tra autorizzazioni opache e silenzi istituzionali
Acerra, 5 febbraio 2026 – Non c’è mai fondo al peggio. Acerra, territorio già martoriato dalle emergenze ambientali e divenuto nel tempo uno degli epicentri della cosiddetta Terra dei Fuochi, dopo il peso del Termovalorizzatore si prepara ad accogliere un nuovo, gigantesco impianto di trattamento rifiuti. Un’opera che, per dimensioni e potenzialità, si candida a diventare la più grande d’Italia e forse d’Europa.
L’impianto è in fase avanzata di realizzazione nell’area industriale di Acerra, all’interno delle ex aree Montefibre. Su un suolo di circa 40 mila metri quadrati stanno sorgendo capannoni per oltre 18 mila metri quadrati, destinati al trattamento di milioni di tonnellate di rifiuti all’anno, con una capacità di stoccaggio giornaliera di decine di migliaia di tonnellate.
Numeri che superano il Termovalorizzatore
Per avere un riferimento, il Termovalorizzatore di Acerra – tra i più grandi impianti europei – ha una capacità autorizzata di circa 600 mila tonnellate annue. Il nuovo impianto, invece, avrebbe una potenzialità pari a tre-cinque volte superiore.
Tradotto in termini di traffico, ipotizzando 260 giorni lavorativi l’anno e un flusso medio di 400 autoarticolati al giorno, si arriverebbe a oltre 5 chilometri di mezzi pesanti in entrata quotidianamente, una distanza pari a quella che separa il centro di Acerra da quello di Pomigliano d’Arco.
Un impianto “onnivoro” dei rifiuti
La piattaforma industriale prevede praticamente tutte le tipologie di trattamento contemplate dagli allegati B e C alla parte IV del D.Lgs. 152/2006. Dalla lavorazione dei terreni e delle polveri di abbattimento fumi, all’inertizzazione di matrici pericolose, dal trattamento dei liquidi a freddo e a caldo alla sterilizzazione dei rifiuti sanitari.
Previsti anche il trattamento dei rifiuti dell’industria farmaceutica e chimica mediante torri di evaporazione, fino ad arrivare a un impianto di pirolisi e quindi a un ulteriore trattamento termico dei rifiuti. Il tutto in un’area che già ospita un grande impianto di incenerimento.
Dalla ricerca al mega-impianto: una genesi che fa discutere
Ancora più inquietante della descrizione tecnica dell’impianto è la sua genesi autorizzativa. Nel 2021 la struttura viene autorizzata come Centro di Ricerca Sperimentale, con la denominazione di CRI TEST – Centro Ricerca, Innovazione, Trasferimento Tecnologico e Sviluppo sostenibile per la Transizione Ecologica.
Un progetto che prevedeva partenariati universitari e una capacità autorizzata iniziale di circa 40 mila tonnellate annue. Successivamente, attraverso l’utilizzo dello strumento della ZES, l’impianto avrebbe subito una trasformazione radicale fino a diventare il colosso industriale oggi in costruzione.
Il nodo della Valutazione di Impatto Ambientale
Consultando il portale dell’Ufficio VIA della Regione Campania, non risulta tuttavia alcuna procedura di Valutazione di Impatto Ambientale in corso per l’impianto. Un’assenza che appare difficilmente compatibile con le dimensioni e la potenzialità dell’opera.
Ulteriori interrogativi emergono dal silenzio di soggetti istituzionalmente coinvolti: l’ASI di Napoli, storicamente contraria all’insediamento di impianti di trattamento rifiuti ad Acerra e Giugliano, non avrebbe sollevato obiezioni. Anche l’ARPAC, dipartimento provinciale di Napoli, non risulta aver espresso rilievi. E desta sorpresa anche l’atteggiamento dell’Amministrazione comunale di Acerra, tradizionalmente attenta alle questioni ambientali, ma in questo caso apparsa silente.
Domande senza risposta
Chi è il vero dominus di questa iniziativa? Chi ha la forza di far transitare, senza rumore, un’autorizzazione tanto complessa attraverso tutti gli enti competenti? Perché nessuno parla, nessuno interviene, nessuno chiarisce?
Domande che restano aperte. Ma non per molto. Ci stiamo lavorando e presto arriveranno risposte. Come dicono gli inglesi: Stay tuned.

